"note di regia"


Elena, figlia di Zeus e di Leda, era una donna di eccezionale bellezza. A causa del suo rapimento scoppiò la guerra di Troia, raccontata dall’Iliade. Nel poema omerico Elena appare come una donna che può soltanto subire tutti gli avvenimenti che accadono in nome della sua bellezza, non è quindi connotata negativamente. Gli autori successivi invece la descrissero spesso come una donna di facili costumi: Eschilo la definisce “donna dai molti uomini” e “rovina di navi, rovina d’eroi, rovina di città”. Anche lo stesso Euripide, nelle Troiane, descrive Elena come la grande meretrice che, scappata con Paride a Troia, causò lo scoppio della guerra.

Nell’Elena, invece, l’autore si ispira alla Palinodia del poeta Stesicoro, che raccontava come a Troia fosse andata solo un’immagine della donna. Rifacendosi a questa versione del mito, Euripide costruisce un personaggio profondamente diverso da quello canonico, che il commediografo Aristofane definirà ironicamente “la nuova Elena”. L’eroina è una donna fedele, infelice per la lontananza del marito, che soffre per la propria fama immeritata di donna adultera, e che pur essendo corteggiata dal re Teoclimeno, non gli si concede. Questa struttura narrativa così diversa e al tempo stesso così originale non poteva che approdare ad una contaminazione registica dove tragedia e favola si fondessero in un unico comune denominatore: la musica.

Certamente un mondo fiabesco, un mondo circense (omaggio del grande Fellini) dove i personaggi tragici si muovono, vivono e si disperano con grande disinvoltura.